domenica 28 luglio 2024

 28/7/2024




La vedo arrivare tutte le mattine ..

Piccola e tremante.

Fa molto caldo, e lei indossa un vestito senza maniche .

È  molto anziana, e le trema la testa.

I movimenti che fa con gli occhi e con il capo...Potrebbero farmi vedere solo una vecchia che parla da sola.

Ma non è così.

È la sua malattia.

Il suo gatto pezzato la segue e la guarda fiducioso,mentre lei separa il vetro dalla plastica.


Qualche anno fa ,il marito mi suonò alla porta e mi chiese timidamente se avevo visto una delle loro gatte. 

"È mezza selvatica , e magari è rimasta chiusa in qualche garage...non si fa avvicinare . Mia moglie è disperata..."

Guardo nel giardino insieme a lui, ma della gatta nemmeno l'ombra.

Il mio terrazzo da sul loro giardino.

L'ultima donna che ha vissuto in questa casa aveva tre gatti , e i "nostri" gatti ,passavano ore a guardare i loro .

Si studiavano.

Liberi e carcerati.

Il marito è un uomo basso ,tozzo con i baffoni e il nasone rosso.

Tutto il contrario di lei, così piccolina, magra e più anziana .

A prima vista non c'entrano niente l'uno con l'altra .


Ma si amano.

Lo intuirebbe al volo chiunque solo guardandoli.

Sono fatti l'uno per l'altra.

Il suo vecchio corpo è consumato dalla malattia,ma lei è bellissima.

La bellezza è qualcosa che viene da dentro e non tutti riescono a vedere.

Ora in questa casa ci vivo da solo ,e gli unici gatti sono due pupazzi che tengono ferma la porta.

Guardo questi due nel loro giardino,mentre annaffiano le loro piante.

Non mi fanno domande sui "miei" gatti che non ci sono più.


Si fanno i cazzi loro.

La dote dei migliori.

Mi piace pensarli abbracciati stanotte mentre lui le prende la testolina tremante e baciandola sulla fronte 

le dice:

"Ti voglio bene"

Uomo con donna ,come Dio ha voluto, da tempo senza inizio ...


La luna è tutta bianca stanotte.

La luna è tutta calma.

Ed è quasi un urlo di gioia.

E tutto è calmo..



martedì 12 luglio 2022

IQBAL





«Nessun bambino dovrebbe impugnare mai uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono 
penne e matite

Iqbal Masih (1983-1995)
 

domenica 12 gennaio 2020


Il sonno delle macchine 

Un racconto a fumetti su  G.I Gurdjieff e P.D Ouspensky
Di Claudio Bellato

The sleep of the machines.
a graphic novel on G.I Gurdjieff and P.D Ouspensky
By Claudio  Bellato

#gurdjieff #ouspensky #graphicnovel #bellatoblogspot










lunedì 28 ottobre 2019

ABOUT FRANZ (THE KAFKA PORTFOLIO)


ABOUT FRANZ

THE KAFKA PORTFOLIO

Questa serie di tavole disegnate ,fanno parte del mio graphic novel(About Franz) pubblicato solo parzialmente su questo sito web.

Un fumetto  sulla narrativa in forma breve di  Franz Kafka

Non il castello ,nè la metamorfosi,ma tutti quei racconti brevi a volte brevissimi ,molti dei quali salvati dall'oblio dall'amico Max Brod.

Mai come in questa letteratura in forma breve,qualcuno aveva toccato il fuoco dell'inconscio ,del sogno ,del mistero ,del sovra sensibile quanto il grande scrittore boemo.

La sua trama non risolta ,il linguaggio, la tematica dello straniero 
influenzeranno alcune tra le menti più luminose del 900(basti pensare a Gilles Deleuze e Carmelo Bene)
Qui troverete non solo i racconti di Kafka ,ma anche i miei racconti originali ,ispirati dalla sua figura.


 (Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te.)F.K.

contact:

Claudio Bellato guitarevents@gmail.com

IL RITORNO
HEIMKEHR 1920
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L'ALBERO
UN FUMETTO ISPIRATO ALLA FIGURA DI FRANZ KAFKA
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IL CACCIATORE GRACCO
Der Jȁgher Ghracchus 1917
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IL CAVALIERE DEL SECCHIO
Dȅr Kubelreiter 1916
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GIUSEPPINA E IL POPOLO DEI TOPI
Josefine ,die Sȁngerine oder Das Volk der Mȁuse 1924
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venerdì 19 ottobre 2018

IL CACCIATORE GRACCO


Der Jäger Gracchus

Il cacciatore Gracco

Franz Kafka
1916
Un fumetto auto prodotto 

di  Claudio Bellato

venerdì 15 aprile 2016

L'albero. Un fumetto ispirato alla figura di Franz Kafka

L'albero tavola n.5
testo e disegni.Claudio Bellato







Questo disegno fa parte di una serie di fumetti
adattati o ispirati alla vita ed ai racconti brevi di Franz Kafka
che sto realizzando e che pubblichero' con piccoli assaggi
in questo blog. Cio' non toglie che se qualche editore fosse interessato....
A discapito delle didascalie ,il mio rispetto per l'opera di Kafka
e immenso..Ma in questo disegno,la voce fuori campo appartiene ad un personaggio
in qualche modo tormentato dalla figura di un Kafka veggente...

martedì 13 ottobre 2015

Il ritorno (un racconto di Franz Kafka)




Il ritorno
Franz Kafka
Illustrazioni by Claudio Bellato
tavola N°1 e N°5





“Sono ritornato, ho attraversato l’ingresso e mi guardo intorno. E’ il vecchio cortile di mio padre. La pozzanghera nel mezzo. Attrezzi vecchi, inservibili, intricati tra loro ostacolano il passaggio alla scala del solaio. Il gatto sta in agguato sulla ringhiera. Un panno a brandelli, avvolto un giorno per giuoco intorno a un palo, si agita al vento. Sono arrivato. Chi mi riceverà? Chi aspetta dietro la porta della cucina? Dal camino esce il fumo, si sta bollendo il caffè per la sera. Ti senti a tuo agio, senti di essere a casa tua? Non lo so, sono molto incerto. È la casa di mio padre, ma freddi stanno gli oggetti l’uno accanto all’altro, come se ciascuno badasse ai fatti suoi che in parte ho dimenticati, in parte mai conosciuti. Pur essendo figlio del babbo, del vecchio agricoltore, come potrò essere utile, che cosa sono per loro? E non oso bussare alla porta della cucina, ascolto soltanto da lontano, da lontano sto in ascolto, in piedi, ma non in modo che mi si possa sorprendere a origliare. E siccome ascolto da lontano, non afferro nulla, odo o credo forse soltanto di udire un leggero ticchettio d’orologio che pare mi giunga dai giorni dell’infanzia. Ciò che si svolge in cucina è un segreto di coloro che vi stanno e che me lo nascondono. Quanto più si indugia fuori della porta, tanto più si diventa estranei. E se ora qualcuno aprisse la porta e mi rivolgesse una domanda? Non sarei io stesso come uno che voglia custodire il suo segreto?”

lunedì 13 luglio 2015

Un piccolo omaggio a Giordano Falzoni


Un piccolo omaggio
a Giordano Falzoni

(Testo ed illustrazioni di Claudio Bellato)




Ritratto di Giordano Falzoni (china su carta) Claudio Bellato


“Tutto quello che passa passa infatti per le scale. Tutto quello che arriva,arriva dalle scale
Le lettere, le partecipazioni, i mobili che gli uomini dei traslochi, portano ,o portano via.
Il dottore chiamato d’urgenza ,il viaggiatore che torna da un lungo viaggio.
E per questo che le scale restano un luogo anonimo, freddo, quasi ostile. Si inizierà qui dunque . In Rue Simon Crubellier n.11”
La vita, istruzioni per l’uso - George Perec.
                          

Qualche tempo fa ,ho visto il film di Alice Guareschi: Autobiografia di una casa.

Nel film che è fatto di bellissimi silenzi ,la regista racconta attraverso sottotitoli e inquadrature su silenziose scale e ringhiere sbreccate (appunto)di un vecchio condominio milanese ,di aver vissuto nello stesso palazzo dell’artista Giordano Falzoni ,ma di averlo appreso solo dopo la morte.
Di aver intravisto quel portone con una luce fioca e tanta penombra, e un piccolo infermiere indiano che scivolava all'interno della casa per assistere l’artista malato da molti anni.

Viene fuori un riflessione sui silenzi delle nostre vite ,sulla nostra incapacità di comunicare, sulla conoscenza delle vite degli altri appresa solo al momento dei fiocchi appesi al portone, o delle ambulanze che corrono a prendere qualcuno .Viene fuori l’incontro con il regista Alberto Grifi che racconterà Giordano…

Chi era Giordano Falzoni?


Giordano Falzoni (1925-1998) nasce a Zagabria, durante una tournèe dei suoi genitori, entrambi musicisti. Studia a Firenze e Parigi, dove frequenta Breton e il gruppo surrealista. Si trasferisce a Roma negli anni Cinquanta per poi unirsi al Gruppo 63. Pittore, ceramista, drammaturgo, è una delle figure più eclettiche ma al contempo meno conosciute della neoavanguardia italiana. Falzoni è anche traduttore: sua è la prima versione italiana di Nadja di Breton, pubblicata da Einaudi nel 1972.
Zavattini scrisse di Giordano: “ Ogni tanto lascia nell’aria di una piazza,qualche parola nuova,senza mai votarsi indietro,le farfalle gli devono molto…Da un quarto di secolo, lo conosco, lo stimo… Lo dimentico…
Nessuno in Italia e forse neppure all’estero possiede l’arte preziosa di farsi dimenticare.”




E un venerdì nuvoloso di ottobre ,ed io mi trovo a Milano per una visita.

Decido di allungare la strada del ritorno per visitare la casa di Giordano Falzoni..

Arrivo, ma sul citofono della casa di corso Genova  non c’è nessun Falzoni.
Allora entro nel bar  (Milanesissimo) dove ci sarebbero ancora i quadri del padre di Giordano pittore di zingarelle e paesaggi e chiedo all’anziano cameriere :“Mi scusi ,ma ci sono ancora in questo bar i quadri del padre di Giordano Falzoni?”
Il Barista mi guarda appena e indica delle foto coloratissime che circondano il bancone e raffigurano dei cocktails
“ No,non sono quelle..Sono dei quadri ”
“Chieda al padrone..Io non so niente…”
Mi risponde con un forte accento milanese ,senza Mai sollevare gli occhi dal bancone.
Esco dal bar ,e vado sul retro del palazzo.
È di un marrone scuro …vecchie persiane scrostate.
Tante foglie sul marciapiedi…e rumore di macchine .
Me ne vado  pensando che  un giorno dal quelle finestre usciranno tutte le farfalle colorate di Giordano.
Loro cancelleranno tutto il grigiore della città ,e i milanesi improvvisamente grideranno:” “ Giordano Falzoni!”
E impareranno a sorridere.


Fonti citate nel testo
per conoscere meglio Falzoni:

AUTOBIOGRAFIA DI UNA CASA (ALICE GUARESCHI)



LA SPIAGGIA-RITRATTO DI GIORDANO FALZONI(ALBERTO GRIFI)



IL GRANDE FREDDO(ALBERTO GRIFI)

martedì 30 dicembre 2014

Al màt


Al mát
(Testo ed illustrazioni di Claudio Bellato)





Francamente di quelle domeniche ricordo molto poco. Col tempo le stanze accumulano sempre più scartoffie, che dopo un po’ bisogna buttare via .
In realtà ,da qualche tempo ho anche smesso di raccoglierle.
Ovviamente come molti di voi sapranno, questo è anche un metodo per non dargliela vinta.

Il prete ci raccontava la storia dell’indemoniato e
i suoi pollici erano rivolti all’ indietro come sempre.
Le sue guance ed il suo naso avevano quel bel colore rosso che hanno certi gnomi nei libri delle fiabe , o più semplicemente di chi sta per ore al caldo della stufa, bevendo qualche bicchiere di vino

” Gesú disse:” Spirito immondo esci da quest’uomo!”
Gesú gli domandò :” Qual è il tuo nome?” Egli gli rispose:” Il mio nome è legione perché siamo molti” E lo pregava con insistenza che non lo mandasse via dal paese.
” Non mandarci via ! Qui stiamo bene!”
C’era là un gran branco di porci che pascolava sul monte.
I demoni lo pregarono dicendo:”Mandaci nei porci perché entriamo in essi”
Egli lo permise loro . Gli spiriti immondi,usciti entrarono nei porci,perché entriamo in essi” Egli lo permise loro. Gli spiriti immondi usciti entrarono nei porci, e il branco si gettò giù a precipizio nel mare.

Il prete fece una pausa , abbassando la testa, poi fissando un punto imprecisato della folla disse:” Quante volte chiediamo nella nostra vita…Signore , non mandarci via…Qui si sta bene!
Ma quale è il prezzo che ci chiede satana?”

Fu durante una delle lunghe pause dell’omelia che sentii quel grido.
Se chiudo gli occhi lo sento ancora adesso.
L’uomo che aveva gridato avanzava verso il tabernacolo camminando tra le due file di panche.
Aveva un cappotto color cammello che puzzava di muffa e di merda.
Il volto rugoso era avvolto da una barba ispida e bianca.
Dall’enorme cranio quasi calvo penzolavano unti, i pochi e lunghi capelli che stavano incollati alle orecchie ed al bavero del cappotto .
Raaah! Gaaah!” Urlava.
Si fregava le grosse mani bianche, e ci guardava ridendo.
Poi le sue dita bitorzolute dalle lunghe unghie gialle indicarono il prete.
Disse anche qualcosa che non ricordo.
Pregai che uscisse .Dissi a bassa voce” Signore, fa che non mi tocchi …Lo so che sbaglio e faccio sempre un sacco di casini,ma TI GIURO che sarò più buono!”
Non avrei voluto ascoltarlo così come non si riesce ad ascoltare la risposta di qualcuno ad una domanda imbarazzante.


“ Non ascoltatelo! Non ascoltatelo!” Disse il vecchio prete.
Dietro di lui i chierichetti ridevano e si davano gomitate.

Poi venne la raccolta delle elemosine,ed il brusio attenuò le sue grida.
Dopo un po’non si sentì più nulla.  Il matto se ne era andato .

A casa raccontai tutto a mia madre che versando il brodo nel piatto
sentenziò:”Mo sì !Al iera un mát e basta! At a vist un mát.”

Qualcuno mi aveva raccontato che i matti nell’antichità venivano bruciati
dalla chiesa ,perché venivano scambiati per indemoniati, o forse perché era necessario sacrificare qualcuno ,per mettere in guardia i fedeli sulla presenza del diavolo.
Tuttavia quando morivano nessuno vedeva porci  ,ma restava solo una gran puzza di bruciato.

 Forse quell’ uomo era stato mandato lì per dire qualcosa al prete, o anche a me.
Ma che cosa di preciso non saprei,forse lo poteva sapere il prete che è morto da molti anni.
Le nostre vite sono attraversate da migliaia di messaggi misteriosi, che spariscono come le bottiglie verdi che dormono sui fondali dell’oceano.

Rividi quell’uomo ancora qualche volta,o era qualcuno che gli assomigliava.
D’estate o di inverno portava il cappotto il cappello o la sciarpa e aveva l’ aria di un tisico .
Qualcuno che non ricordo, disse che era un ingegnere caduto in disgrazia.
Spesso ripenso a lui ,e a tutti gli altri matti del paese…A Berto che gridava forza Juve giorno e notte.
Qualcuno diceva che gli era scoppiata una bomba vicino quando era piccolo.

A Ivano che beveva fino a quando gli si glassavano gli occhi e gridava che gli avevano portato via i bambini, e la sua voce si perdeva nelle notti di quegli inverni ormai lontanissimi.








martedì 4 novembre 2014


La veglia

(Sogno di Cecina)

(Racconto ed illustrazioni  :Claudio Bellato)






Bussano alla porta.
Chi sarà ?
Dalla mia finestra solo un soffio di vento, una piccola piazza vuota ed  illuminata da una lampada che danza nel vento e in lontananza una  musica, ma non si sa da dove venga .
Le onde bagnano il muro.
La spiaggia è fatta da sassi.
Bussano alla porta ,ma quando apro non c’è nessuno .
C’è solo il soffio del vento
Il portiere dell’albergo se ne è andato e i miei vicini non li conosco.
Davanti a me solo il corridoio vuoto.
Cammino in silenzio e scalzo per non farmi sentire, e arrivo fino al primo piano .
Mi acquatto sul pianerottolo per non farmi vedere.
Nel salone sento parlare,una lingua che non conosco, una lingua fatta di suoni .
L’ orchestrina suona il vecchio  i saremo più"e e sono pieni di occhi , guardano me, ma non sembrano interessati ,guardano in ognivalzer viennese .
La porta a vetri e aperta , e le onde del mare arrivano fino al bancone della hall.
C’è un uomo con la testa di pietra e, una donna con i capelli blu cobalto che il vento fa danzare intrecciandoli .
Li guardo.. arrivano fino al soffitto .
Vedo una donna dagli occhi bianchi.
Un uomo dalla mascella enorme  beve e getta il bicchiere alle sue spalle  .
Ripete questo gesto,e dice: “Es wird a Wein sein, und mir wer'n nimmer sein!
Più in là c’è un uomo dalla sguardo buono e dagli enormi occhi azzurri si sorregge con un bastone .
Il sesto è un tizio con occhiali da aviatore ed una strana muta di gomma rossa.
 Ha una cresta sul capo ed  apre la bocca in continuazione, il suo naso è una proboscide lunghissima .

Dopo un po’ mi accorgo che  queste creature sono sorrette da fili , e si muovono sulla scacchiera dell’enorme pavimento ,occupando a turno una piastrella sempre diversa.
Chi li muova è difficile dirlo ,perchè dal soffitto altissimo non si vede niente ,solo buio.
I fili sono tentacoli di un verde abbagliante e sono pieni di occhi , guardano me, ma non sembrano interessati ,guardano in ogni luogo.
Sento un fruscio alle mie spalle , mi giro con il cuore in gola.
Un uomo in ginocchio dietro di me,ha visto tutta la scena. Lo riconosco , è il mio vicino di stanza. Ha la barba di tre giorni e un baschetto blu ,di quelli che usavano i contadini una volta . Mi guarda  e posa una mano sulla mia spalla.

“Non se hapisce na seha !”Dice.
Lo guardo con il cuore in gola per lo spavento.
Lui mi guarda e dice “ L’ he meglio he ritorniamo dentro !”

Entriamo dentro,ciascuno nella propria stanza, salutandoci in silenzio,con un gesto della mano.
Ci lasciamo alle spalle quella festa assurda. Io getto ancora un occhio alle mie spalle, vedendo quei tentacoli che guizzano lungo la tromba delle scale.

Poi ricordo solo un vortice di luci e di ombre ed  il mio risveglio.

“È stato un sogno !” Continuo a ripetermi a bassa voce…
E mentre mi dimenavo per divincolarmi da non so che,ho battuto un piede contro il letto,e mi sono risvegliato a causa del dolore.
Guardo il soffitto , e mi rendo conto di non essere in casa mia,ma nella stanza che ho sognato.
Poi tutto mi diventa chiaro .

Ieri mattina sono arrivato in questo posto.
Il mio vicino di stanza ha consegnato i documenti subito dopo di me.
Ma non ha un cappello da contadino,né tanto meno un accento toscano.

Dalla mia finestra vedo una piccola piazza vuota, illuminata da una lampada che danza nel vento appesa ad un filo .
Ma non si sente musica in lontananza ,come nel mio sogno.

Cosa ci sia là fuori ,io non lo so.
Esco dalla mia stanza ed attraverso il lungo corridoio.
I  miei piedi sfiorano il soffice tappeto rosso. Piccole luci fioche illuminano le porte.
Chi c’è lì dentro?
Io non lo so.
Arrivo nel salone,e guardo il soffitto altissimo e buio .
Dalla porta a vetri posso vedere la spiaggia di sassi e le onde del mare altissime.
Ma non si sentono valzer viennesi come nel mio sogno.
Né si vedono donne con capelli blu, o uomini con la faccia di pietra.

Sono solo.
Solo come sempre.
Ma non ne faccio un dramma.

Chi ci sia in questo albergo,io non lo so .
So solo che in questo momento stanno tutti dormendo.
Un filo sottile collega i loro corpi, con tutti gli altri corpi la fuori.
I muri e le barriere non esistono più,tutti dormono sulla terra fredda ,sotto ad un cielo nero, come è stato e come sempre sarà,dal tempo in cui fu deciso.
Io sono stato chiamato a vegliare su di loro ,o almeno così mi piace pensare.

Ma come potrò essere utile ?
Cosa sono io per loro ?
Come potrei impedire qualsiasi cosa al padrone delle loro vite?
Io sono solo una guardia disarmata ,e quello che accade ora è un segreto che nessuno potrebbe svelarmi.

E allora aspetto il mattino e resto a guardarti.
Io sento il tuo respiro che va e che viene ,come le onde del mare, e lo custodisco dentro di me, come se fosse il bene più prezioso.
Anche il piccolo Tondo fa vibrare i suoi baffi, forse immerso in un sogno di agguati e vibrisse,che faticherebbe a spiegarmi domani mattina.

Ed è in notti come queste che penso a tutti i cari amici che sognano.
Penso a P. ed alla sua casetta nel bosco, dove ora i tassi danzano alla luce della luna, come non farebbero mai davanti a lui .
Penso a G. che ha preparato il pranzo per domani ed ora riposa nella sua guardiola ,mentre l’aria là  fuori profuma di minestra e di nebbia.

Penso anche agli ultimi sogni che mio padre avrebbe voluto raccontarmi .
Ma io non c’ero mai.
Io non avevo tempo di ascoltarlo ,perché ero troppo impegnato nelle mie imprese solenni,e nella frequentazione degli imbecilli di ogni ordine e grado (una delle mie specialità)

Penso al profumo della sua giacca,quando ritornava a casa ,e chiudo gli occhi.
Sono su questo terrazzo ,ed ho le mani appoggiate sul balcone.

Resto qui a guardarti ,mentre tutti sognano, sulla terra fredda ,sotto a questo cielo nero.
E penso a tutte queste cose.






lunedì 13 ottobre 2014

IL CAVALIERE SUL BAULE


IL CAVALIERE SUL BAULE

(Sogno del settembre 2014)

Testo ed illustrazioni:Claudio Bellato.






“E nelle case vuote con la loro polvere ,con i libri con i loro pianoforti chiusi ,con i loro armadi bianchi e i vestiti buttati come stracci,con i suoi matrimoni, con i figli lontani ,con i pianti e i funerali,che  il ricordo prende vita ,e in sogno arrivano  luoghi mai visti e  prendono  forma, come rivolta ad un Dio silenzioso ,creando territori che diventano una patria della quale sei tu il solo padrone .Tu il re bambino.”
Claudio Bellato o uno stronzo qualunque- 1992 circa.



“Io sono uno che  molti anni fa ha implorato una vita che non gli spettava,pur sapendo che aveva una possibilità su un milione di onorare il proprio debito,quel prestito gli è stato concesso.
Ora che il tempo massimo è scaduto, e non c’è più nessuna proroga…”

Questo mi diceva Alfredo dal suo letto d’ospedale una domenica di fine estate a Milano . In una stanza deserta dove poco prima mi accomodava un magro medico in barbetta grigia e occhi sottili da pesce annoiato che richiuse abbassando il capo, dopo avermi guardato per un  istante.
“ Non ti agitare” gli dissi.
Il sudore gli bagnava la fronte ,scendendo sui baffoni scuri. Poco dopo si riaddormentò .
Fuori i lunghi palazzi color marrone caldo gettavano le loro ombre sulle strade deserte.
Dove erano finiti tutti? Inghiottiti dalle ferie? O da qualche strano morbo?
Un gatto sfrecciava dentro ad un tombino…Da un palazzo udii  un suono. Come una radio lontana.
Richiusi la porta dietro di me.
Scesi le scale dell’ ospedale, ma non c’era nessuno. Strade bianche con manifesti sgualciti mi parlavano di fiere ormai passate da mesi. Testimoniavano la vita apparente di una città abbandonata. Siepi e corrimano arrugginiti ,svoltavano su palazzi dai colori caldi,dove generazioni si erano consumate. 
Ma di loro che ne era stato?
Erano usciti dalla città per entrare in altri luoghi .
Alla fermata della metropolitana non c’era nessuno, luci blu e rumori di interferenze radio. Salgo e finalmente qualcuno si vede. E’ un branco di ragazzi che si tirano gli zaini da un lato all’altro dello scompartimento, poi la battaglia prosegue con gli sputi. Ci siamo solo noi, io mi siedo e mi afferro alla sbarra lasciandomi scivolare dolcemente.
Li guardo, assomigliano a mio figlio.

Mi sveglio lunedì mattina ,scendo al bar e tutti sono allegri,commentano la notizia del giorno. Qualcosa di grosso e straordinario sta sconvolgendo il paese, cerco di accaparrarmi un quotidiano, ma tutti gli avventori sono fiondati sui tre giornali disponibili nel bar. Non mollano la presa, io cero di allungare la testa, ma subito uno di loro mi guarda in cagnesco…Cerco di farmi spiegare il fatto, ma più il tipo cerca di descrivere la cosa ,più le sue parole diventano incomprensibili.
Tutti si arrabbiano ,ridono, esclamano, battono i pugni sul tavolo ,ed infine si tranquillizzano.
La barista mi guarda “Tutto bene?” Mi fa. “Sì” gli rispondo,sorridendo.
Il caffè ha un buon sapore. Da fuori qualcuno mi saluta ridendo ,e mi chiede qualcosa, ma il vetro che ci separa mi impedisce di capire le sue parole.. Cerco di spiegargli che non riesco a sentirlo e allora  lui alza le spalle in segno di rassegnazione e se ne va via tutto allegro.

Uscendo penso a quel vecchio che avevo conosciuto in Russia molti anni prima. Aveva perso tutto ,anche la fede negli uomini,ma trascinava il suo carretto di oggetti usati ogni mattina nei mercati rionali ,camminando per ore. La vicinanza della gente lo faceva sentire vivo, anche se non conosceva nessuno di loro.

La notte sognai, avevo faticato a prendere sonno, mia moglie si era rigirata molte volte. Sudavo . Aprivo e richiudevo gli occhi in continuazione e nella penombra vedevo o credevo di vedere ombre e colori.
Nel sogno vidi le due vecchie zie che lavoravano a maglia in quella calda giornata di fine agosto,sembravano non vedermi,la veglia funebre era già terminata e dalla finestra si poteva vedere l’argine con la sua erba verde e luminosa e l’aia dove razzolavano le galline vicino alle pannocchie distese al sole. Ogni tanto il cielo veniva solcato dalla scia bianchissima di un aereo.

Al bordo dell’aia stava il vecchio baule della signora Bellini .
 Lei che aveva dovuto svendere tutto per fare fronte ai debiti di gioco del figlio,mentre il marito era stato chiuso in manicomio.
Nessuno era mai riuscito ad aprire  il vecchio baule. Il lucchetto e le cerniere erano ormai completamente arrugginiti,ed erano diventati tutt'uno con il baule stesso. Chiesi da mangiare ,ma nessuno mi sentiva,e fu allora che decisi di uscire.

 Salii sul baule a cavalcioni e dopo un po’ sentii ribollire sotto alle mie natiche,si alzò un mulinello di polvere che diventò sempre più ampio,e dopo un po’ faticavo a vedere tutte le cose intorno a me .
Gridai per la paura ,ma no riuscivo a staccarmi.
Stavo volando!
Il baule cominciò a prendere quota e si alzava per aria con me a cavalcioni. Ero già arrivato al tetto della casa e continuavo a salire sempre più in alto. Ora l’enorme aia bianca era soltanto un piccolo quadratino bianco che si stagliava sotto al cielo azzurro.
Con dei piccoli movimenti dei polpacci riuscivo a dirigere il baule nella direzione che volevo e mano a mano che salivo il mio corpo diventava sempre più leggero e mi sentivo sempre più tranquillo.
Nell’aia giù in fondo cominciavo ad intravedere alcuni puntini neri, e così mi decisi a scendere di quota.
 I puntini ora aumentavano di dimensione insieme al brusio da loro prodotto.
Erano persone. C’erano le zie, i nonni, i miei compagni di fabbrica e di scuola. Erano buona parte delle persone che avevo conosciuto nella mia vita. I vivi e i morti.
Si abbracciavano ed erano felici. Le loro risate mi giungevano da una distanza infinita.
Chiamai i loro nomi,ma nessuno mi sentiva. Come avrei voluto essere lì con loro ,finalmente avrei potuto nuovamente incontrarli tutti.
“Hei! Oooooooooh! “Gridavo.
Solo uno girò la testa. Era Alfredo.
Mi guardava e sorrideva. “ Tirami giuuuu!”Gridai.
Mi guardò indicandosi le orecchie con il pollice e l’indice,poi ruotando i polsi fece il segno di chi non sente.
Gridai ancora più forte  “Aiutoooo! Alfredoooo!”
Ma lui mi guardò per un istante ,poi alzò le spalle in segno di rassegnazione .
Distolse lo sguardo da me e ricominciò a parlare ed abbracciare tutti gli altri.
Avevo l’impressione che tutti gli altri non mi sentissero ..
“ Non puoi lasciarmi così! Io sono l’unico che ti è venuto a trovare quando stavi male!”
Niente da fare! Mi ignorava. Dalla casa uscì un vortice di vento che trascinò con se ogni genere di cose.
Di colpo il cielo sopra di me si fece nero come il carbone,e calò un grande silenzio. Il vento portò a me aromi di legna bruciata e tutti i mille odori dell’inverno .
“ Che strana sensazione” pensai  .Mi sentivo come quando da ragazzo dovevo consegnare un compito senza averlo terminato.

Dal mio cuore era sparita la paura. Sarebbe durato per sempre?

Guardai sotto,ormai Alfredo e gli altri erano dei puntini neri nello spazio bianco.
Sapevo che non li avrei rivisti. L’aria fresca mi carezzava facendomi dimenticare questi pensieri.
Un gruppo di strani uccelli piccoli e coloratissimi ,si posò sul baule.
“ Hei ! Bamboni ! Siete venuti a trovarmi?” Dissi ,carezzando la pancia bianca e morbida di uno di loro. I suoi occhi erano pieni d’amore.

In lontananza intravedevo montagne e luoghi meravigliosi avvolti dal velo della notte e da odori stupendi . Ma la consistenza di queste cose,io non la saprei descrivere con le parole ...
Qualcuno di là mi stava aspettando.
Ritornò la gioia dell’attesa che provavo da bambino e che ormai avevo quasi dimenticato.
Prendevo quota e mi stavo perdendo quando capii che non sarei ritornato mai più.



venerdì 5 settembre 2014

Amici#1


Amicizia #1

(Testo e disegni :Claudio Bellato)



La chiamata:C.Bellato.





“Si capitava in un bar…:così il (c’era una volta )investe la propria vita e la piega  ,riluttante al ricordo”
MANLIO SGALAMBRO
Del Pensare breve

Un pavimento di mattoni rossi, la tettoia ricoperta di edera rampicante. Questo era il terrazzo.
Da lì si muovevano alcuni individui in braghe corte e bermuda,armati di ghiaccioli di varia foggia, i loro discorsi erano progetti improbabili e cambiavano  a seconda della formazione: duo ,trio, quartetto. Ovviamente le formazioni ridotte erano le migliori.
Già allora si squadravano a distanza studiandosi con diffidenza ,come sarebbe accaduto più di trent’anni dopo,fra quarantenni bolsi intenti a divorar salsicce umbre alla piastra, parlando di alta macelleria e muffa sui cornicioni.
Domanda:( Ma si può diventare mostri simili?)
Risposta:( Purtroppo sì.)

Il primo ricordo che ho a tal proposito è una voce che chiama il mio nome da un cortile.
Sono le due dopo pranzo circa ,ho appena finito i compiti, e sul tavolo ci sono alcuni numeri di Alan Ford. Nella cucina c’è una sedia a sdraio e a fianco una stufa a kerosene. Nella casa del mio amico , i mobili sono belli ,le sedie sono belle , ci sono scrivanie ed impianti stereo hi-tech.
Un profumo di sigaro toscano invade la stanza. In ogni angolo ci sono oggetti interessanti.
Libri,dischi,pipe ,lavagnette,quadri,macchine fotografiche, enciclopedie,numeri di Urania  ,ed altre leccornie …Roba mai vista.
Se penso agli oggetti,credo che l’amicizia ed il suo bisogno siano anche fortemente legati alla fuga dalla casa e dalle cose che la abitano.

Qualche tempo fa un caro amico,a proposito del suo amico di infanzia, mi ha detto “ La prima volta che ho messo piede in casa di […] tutti si sorridevano ,ed ho pensato :Wow! Una casa dove non si litiga!”

Quando sei un bambino ,la casa è il tuo mondo anzi, tutto quello che accade in quelle quattro mura (E’) il mondo. Uscirne fuori rivela sorprese inaspettate . Si arriva ad averne bisogno.
Riuscite a rivedere il vostro dito sul campanello?

Oggi che gli oggetti li ho mangiati, ingeriti, digeriti e vomitati, inclusi ed preclusi.
Quello che cerco in una persona è qualcosa che mi possa arricchire, o altrimenti la ricerca di un testimone che confermi la mia esistenza. Attività che include la ricerca di superstiti a volte distanti tra loro centinaia di Km. 

“Insieme all’amico spezziamo il pane,facciamo mille atti,l’adorabile tempo ci conduce”
MANLIO SGALAMBRO
Amici

Mangiare insieme ,ecco qualcosa che mi stava sfuggendo,dietro alla masticazione,c’è molto di più di quanto appare,se frugo a ritroso,scopro la voglia di condividere, il pane, la pasta, il vino, il caffè e milioni di sigarette.
A tavola non si può tacere. Le parole ed il cibo raddoppiano il piacere, spezzano il silenzio di mille cene accompagnate solo dal rumore delle forchette sui piatti e dai telequiz del corradone.
A proposito:( Come cazzo abbiamo potuto lasciare che la televisione entrasse così prepotentemente nelle nostre vite con quegli eroi subnormali ,che oggi vengono incensati e descritti da Rai storia come il modello di una televisione bella e pulita che non c’è più,ma che in realtà già allora gettava le solide basi della merda nella quale razzoliamo ora.)



Di sera tornavo da Milano ed entravo nella mia casetta. Sul tavolo c’era un pezzo di frittatina e qualche pezzo di focaccia lasciata da mia madre. Da quello stesso terrazzo dove una dozzina d’anni prima venivo chiamato da altri.
Un amico mi chiamava. Dividevamo quella frittata, si faceva il caffè e si fumava per ore.
Già allora non vivevo nel presente . Non godevo di quella presenza e di quelle discussioni, istante per istante,così come si dovrebbe fare.
Ogni meditazione è solitaria , lo ha detto Renè Descartes che non è un Claudio Bellato qualsiasi. Con le discussioni si arriva poco lontano…

Spesso, da quei discorsi(specie in quelli tenuti da gruppi superiori a due individui) non nasceva niente di concreto,un po’ come nelle puntate del Maurizio Costanzo Show. Erano un bollettino di guerra realizzato da tre o quattro reporter,che raccontavano le proprie imprese con farcitura di balle colossali. Ricordo bene un tale che sosteneva di avere il numero di telefono del papa, ad una nostra richiesta di ridimensionamento, abbassò il tiro dicendo che conosceva qualcuno che lo possedeva… Questo per dirne una.

Lo sfaldamento dei gruppi avveniva per causa delle passioni( la musica) o l’ amore.
Non ci si poteva portare dietro il gruppo perché non si potevano condividere alcune passioni per ovvi motivi. Alcuni tuttavia tagliavano definitivamente. Mi risultano ancora operativi in tal senso a distanza di quasi trent’anni. Tipi. Ci si incontrava a distanza di anni ,ma i discorsi erano assai generici,si adottavano le buone maniere e la discrezione, ma nelle nostre testoline si facevano i conti. Ci si squadrava a distanza.
Uno di loro mi ha telefonato a distanza di anni ( la scena avviene nel parcheggio di un autogrill , una sera di inverno poco prima di  Natale)
Che cosa ne penso di tutta questa storia a distanza di trent’anni.
 Che cosa ne penso?
Se fossi un esperto di questioni teologiche vorrei parlare dell’amicizia come strumento divino nelle nostre esistenze.

L’amicizia  è anche una condizione di bisogno, ma le condizioni di bisogno possono anche terminare.
Credo che molti amici,al pari delle relazioni sociali imposte,servano a farti capire di che cosa non hai bisogno.
A questo punto mi viene in mente un'altra forma di amicizia. Quella con i libri.
L’ambientazione è la stessa, La terrazza di un bar,con l’edera sulla tettoia ,ed i vecchi che giocano a carte.
Il libro che ho tra le mani è una specie di testo scolastico,le parole sono di Kierkegaard, non le ricordo a memoria.
“C’è un momento nell’esistenza di un uomo , in cui egli non può più scegliere,perché gli altri hanno già scelto per lui.”
C’ è anche un momento in cui  un uomo non può scegliere ,nemmeno facendo affidamento sulle proprie attitudini, perché qualche forza oscura mette un veto su di lui, e gli altri non lo riconoscono più per quello che è.
Ma un vecchio amico, ti riconosce sempre, sembra esente da qualsiasi anatema, come gli angeli di Wenders nel Cielo sopra Berlino, l’ amico  vede e riconosce quello che gli altri ,non vedono e non riconoscono. Il tempo non è un nemico dell’amicizia ,mano a mano che purtroppo ci intacca ,rinforza questo sentimento ,che è basato su quello che Manlio chiamava “ Lo statuto del ricordo”
L’aver vissuto poco e tanto insieme eleva i gradi bassi ed alti dell’amicizia ,che puoi ritenere tale solo con chi ha vissuto con te ,e non con il primo venuto, pur se affine alla tua persona.


“Lo statuto dell’amicizia è dato dal ricordo. Ciò che si svolge tra due amici,ha bisogno di essere trascorso per entrare a far parte di questo rapporto. Fin dal momento in cui un amicizia comincia ,i due amici vivono di ricordi.
Non è nemmeno trascorso un istante,che già tra loro si interpone il ricordo, tenero e soffuso….Perchè allora il tempo trascorrerebbe come un inezia? Perché esso non corroderebbe il rapporto? Perché il suo veleno sarebbe impotente?”
MANLIO SGALAMBRO
Del Pensare breve

POSTAFAZIONE
A mò di scusa

Avrei dovuto titolare questo post: Amicizia  (Con ben tre citazioni di Manlio Sgalambro) .
L’abuso di citazioni dichiara(credo) l’amore ed il rispetto per questo grande pensatore. Le cose sono andate così:
 dopo aver ultimato queste righe , mi è ri-capitato in mano la mia copia frusta del pensare breve ,e mano a mano che rileggevo, trovavo frasi del maestro che completavano ed ampliavano il significato di  alcuni di questi miei pensieri  ai quali ho deciso di affiancare le citazioni in questione.

19 /8/ 2014 ore 20:00

Piazza de Ferrari

Genova

Featuring:

Campari con vino bianco.